Grande successo della tavola rotonda sui figli degli immigrati

Posted on agosto 9, 2009 by admin

tavolarotonda070509La Tavola Rotonda dal titolo “Sono una 2a generazione, nato in Italia, figlio di immigrati: cittadino italiano? Quando e come?”, che s’è svolta presso la Residenza di Ripetta (Roma), ha avuto un’enorme partecipazione di pubblico.

Oltre ai tantissimi giornalisti della stampa e radiotelevisivi, sono infatte intervenute circa 300 persone tra addetti ai lavori, studenti, semplici cittadini e gruppi di immigrati, in rapresentanza delle diverse comunità che ormai da molti anni fanno parte integrante del nostro tessuto sociale.

Alla Tavola Rotonda hanno partecipato: FRANCESCO MARSICO, Vice Direttore Caritas Italiana; Don GIANDOMENICO GNESOTTO, Direttore Nazionale Migrantes per gli immigrati e per i profughi; MARIO MORCONE, Capo Dipartimento Libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno; SAVINO PEZZOTTA, Presidente CIR; MUSSIE ZERAI, Presidente Agenzia Habeshia; VALERIO SAVIO, magistrato; MOHAMED TAILMOUN, portavoce rete G2; moderatrice: KARIMA MOUAL, giornalista; introduzione: EUGENIO CARDI, Osservatorio UGL sui fenomeni sociali e Presidente PUNTOEACAPO; conclusioni di RENATA POLVERINI, Segretario Generale UGL.

Testimonianze dirette di giovani appartenenti alle Seconde Generazioni sono arrivate dai partecipanti presenti in sala e da “Italieni”, un videodocumentario di Karima Moual prodotto da Solco Srl. La Tavola Rotonda ha ottenuto il Patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ed è stata realizzata con la collaborazione di: Associazione Culturale PUNTOEACAPO; Associazione Culturale Genemaghrebina (www.genemaghrebina.it); Associazione fotografica bianco e nero, l’immagine latente; SOCIALNEWS (www.socialnews.it).

Ecco come ha commentato il pomeriggio di lavori il sito dell’UGL Figli di immigrati nati in Italia: semplificare norme cittadinanza “Chiederemo la modifica della legge 91 del 92 affinché si semplifichi la concessione della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia”. Lo ha detto il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, al convegno ‘Sono una seconda generazione, nato in Italia cittadino italiano quando e come’ promosso dall’Osservatorio sociale dell’Ugl guidato da Eugenio Cardi. “Oggi la legge è troppo farraginosa e non permette a giovani immigrati nati in Italia, che sono e si sentono italiani, di godere della cittadinanza con conseguenze penalizzanti nel vivere sociale. Per questo – ha aggiunto Polverini – proporremo di concedere la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia da genitori residenti almeno da cinque anni. Solleciteremo la politica ad attivarsi su questo fronte”. Commetando il ddl sicurezza, Polverini ha ribadito inoltre come “salute, sicurezza e istruzione vanno garantiti a tutti, agli italiani come agli immigrati, senza che lo Stato faccia passi indietro” e proprio per questo ha voluto ribadire con forza “la nostra contrarietà alla norma sui presidi, come già avevamo avversato quella sui medici sceriffi. In materia di immigrazione bisogna stare attenti a non dare messaggi distorti facendo prevalere un binomio che equipara lo straniero all’insicurezza e trascura la sana immigrazione che esiste nel nostro Paese e di cui pure abbiamo bisogno, come dimostra il contributo che molti stranieri danno al nostro sistema di welfare in particolare alle famiglie attraverso la cura dei nostri figli e dei nostri anziani”.

“Le seconde generazioni – ha spiegato Eugenio Cardi – vivono il paradosso per cui studiano nel nostro Paese, parlano la nostra lingua e i nostri dialetti, spesso probabilmente non sono mai stati nel paese d’origine eppure non sono riconosciuti cittadini italiani come tutti gli altri e per ottenere la Cittadinanza italiana devono sottoporsi, al compimento del 18° anno di età, ad un iter burocratico lungo e complesso, non sempre con esiti positivi. Una ingiustizia cui si deve porre rimedio”.

E questo invece è quanto uscito su FareFuturo, che ha affrontato l’argomento anche con il contributo del nostro Presidente: Seconda generazione, c’è il rischio “serie B” di Francesco De Palo Può una legge, datata e palesemente insufficiente, porsi di traverso alle mutanti esigenze di una collettività in continua evoluzione? In queste giornate, per tanti versi drammatiche per gli immigrati nel nostro paese, emergono storie di vite incrociate, di ragazzi, – non hanno più di trent’anni – che, nonostante siano nati in Italia non hanno conquistato lo status di italiani.

Qualcuno obietterà: la solita burocrazia farraginosa, pachidermia, stucchevole di casa nostra? Non solo. Qui si tratta di comprendere come il termine integrazione debba provenire sì da un comma o da un decreto (meglio se non d’urgenza), ma anche da spunti più civici, per consentire un processo di maturazione socio-culturale. Loretta Grace è una cantante di origini nigeriane nata e vissuta ad Ancona.

Mohamed Tailmoun è laureato in sociologia, e da tre decenni vive in a Roma. Due esempi di individui dediti ad una personale corsa contro il tempo per il riconoscimento della cittadinanza italiana. La legge n°91 del ’92 prevede infatti che i figli di immigrati, la cosiddetta seconda generazione, abbiano diritto alla cittadinanza solo se dimostrino di aver vissuto nel nostro paese per diciotto anni consecutivamente. E ciò con una serie infinita di carte e scartoffie, che vanno dalle pagelle scolastiche alle prove di vaccinazione: tutto ciò potrebbe essere vanificato se l’italiano in questione (perché di italiano o italiana indiscutibilmente si tratta) in quei diciotto anni si fosse spostato anche per qualche mese. «Una legge assurda e anacronistica – riflette Eugenio Cardi, responsabile dell’osservatorio Ugl sui fenomeni sociali e promotore della tavola rotonda ‘Sono una seconda generazione, figlio di immigrati nato in Italia: cittadino italiano? Quando e come?’- dal momento che negli ultimi vent’anni il panorama sociale è cambiato completamente».

Al tempo in cui quella legge fu partorita il fenomeno delle seconde generazioni era da queste parti sconosciuto, nè vi furono tentativi di aggiornarsi magari facendo raffronti con paesi dove l’immigrazione si era radicata ben prima che in Italia, vedi la Francia o la Germania. Ecco la politica nostrana niente affatto lungimirante, che si preoccupa delle problematiche giorno per giorno, man mano che si presentano, senza una programmazione che guardi avanti e al di là del proprio naso, che avrebbe il vantaggio di sanare in tempo utile ferite e lacerazioni, confezionando un paese migliore, e non per voler fare retorica.

Due testimonianze dirette, dunque, che fanno toccare con mano il disagio che la cosiddetta rete G2 purtroppo oggi patisce nelle nostre città e nei nostri parchi pubblici, nelle nostre scuole, nei ristoranti, negli aeroporti, nei musei. Insomma in quello stesso paese che nel 2008 ha registrato la presenza di un milione di figli dell’immigrazione e dove si calcola che fra quarant’anni gli studenti stranieri potrebbero addirittura superare numericamente quelli nostrani. Numeri che impongono una riflessione e una presa di coscienza immediata, così come la tavola rotonda ha inteso fare, alla presenza tra gli altri di esponenti delle istituzioni. Sostegno che parallelamente è venuto anche da Massimo D’Alema secondo il quale «è interesse dell’Italia che chi lavora nel nostro paese, paga le tasse e contribuisce al Pil nazionale abbia una rappresentanza: vorrebbe dire un fattore di sicurezza e di riduzione del conflitto dal momento che tutto quello che avviene alla luce del sole è controllabile e governabile».

In un continente moderno dove coesistono stati e civiltà, il primato della persona deve essere sopra tutto, così come il presidente Fini aveva ripreso nel suo discorso alla nuova Fiera di Roma, quando aveva sottolineato che «va difesa e in qualche modo incrementata la dignità della persona umana quale che sia il colore della pelle, quale che sia il Dio in cui credi, quale che sia il ruolo sociale». FareFuturo, 8 maggio 2009.

Infine, ecco il fotoalbum.

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