11 persone morte in carcere nel solo mese di agosto

Posted on settembre 5, 2010 by

Riceviamo dall’Osservatorio Permanente sulle Morti in Carcere e pubblichiamo

Nel mese di agosto nelle carceri italiane sono morti 11 detenuti, ma i mezzi di informazione si sono occupati soprattutto del cittadino italiano deceduto in un carcere francese.

Alla morte di Daniele Franceschi nel carcere francese di Grasse giornali e riviste hanno dedicato 488 articoli, quasi il doppio di tutti gli articoli pubblicati sugli 11 detenuti morti nel mese di agosto nelle carceri italiane (291 articoli). Più equilibrate le agenzie di stampa: 145 “lanci” sulla morte di Franceschi e 246 sui casi degli altri 11 detenuti.

Un sistema per spostare l’attenzione sulle disastrate carceri d’Oltralpe e far così dimenticare le disastratissime condizioni delle galere di casa nostra?

Nel mese di agosto nelle carceri italiane sono morti 11 detenuti: 4 per suicidio, 3 per motivi “da accertare” e 4 per malattia. Inoltre nel carcere francese di Grasse è deceduto, in circostanze poco chiare, un cittadino italiano di 36 anni, Daniele Franceschi.

Da inizio anno il totale dei detenuti morti, tra suicidi, malattie e “altre cause” arriva così a 120; di questi 43 si sono suicidati. Negli ultimi 10 anni i “morti di carcere” sono stati 1.680, di cui 600 per suicidio.

Il “grado di interesse” dei mezzi di comunicazione verso questi casi è stato molto vario ed è parso condizionato più da ragioni di opportunità politica che non al dovere di cronaca o, più semplicemente, ad un reale “appeal” giornalistico.

Il caso più evidente è stato quello di Daniele Franceschi: le agenzie di stampa gli hanno dedicato ben 145 “lanci” e, in una sola settimana, è stato trattato in 488 articoli comparsi su giornali e riviste. Unanime l’indignazione per una morte che ricorda molto quella di Stefano Cucchi, con il forte sospetto che Daniele si stato vittima di un pestaggio mortale. Giusti anche i richiami ad una maggiore attenzione nei riguardi dei cittadini italiani detenuti all’estero, quasi 3.000 persone.

Tuttavia la sovraesposizione mediatica del caso e, parallelamente, lo scarso interesse mostrato dai media nei confronti degli 11 detenuti morti nel mese di agosto nelle carceri italiane sembra fatto apposta per spostare l’attenzione sulle disastrate carceri straniere e far dimenticare le disastratissime condizioni delle galere nostrane.

A cominciare dal fenomeno dei suicidi, che meriterebbe un approfondimento dei singoli casi, oltre alla consueta triste contabilità. Un caso su tutti: Mohamed Hattabi, ad 1 anno dal fine pena, si è impiccato nel carcere di Brindisi lo scorso 5 agosto. La moglie, arrestata per un furto di generi alimentari in un supermercato, era stata condannata a 60 giorni di carcere e i due figli della coppia affidati a una comunità per minori. In luglio gli operatori della struttura sono andati in ferie e nessuno li ha più portati a colloquio in carcere, senza nemmeno avvertire i genitori del motivo delle mancate visite. Il padre, temendo che glieli avessero tolti, si è ucciso per la disperazione.

Una tragedia umana, che chiama in gioco non solo le carenze del carcere ma anche quelle dell’assistenza sociale: l’interesse giornalistico si misura negli 8 articoli che se ne sono occupati, con titoli quasi identici “Brindisi, il 40° detenuto suicida del 2010”.

Un altro versante incredibilmente trascurato è quello della malasanità carceraria:

- Mauro M., 32 anni, muore il 6 agosto nel carcere di Frosinone, dopo un arresto cardiaco. Viene “soccorso” con un defibrillatore, ma l’apparecchio non funziona perché ha le batterie scariche e nessuno ne ha curato la manutenzione (7 articoli sul caso);

- Dino Naso, 41 anni, muore il 16 agosto nel carcere dell’Ucciardone. È cardiopatico ed è costretto per 22 ore al giorno in una cella di 16 mq, che divide con altri 8 detenuti, tutti fumatori. L’uomo ha un malore, non riesce a respirare e chiede aiuto, ma la cella non viene aperta. I “soccorsi” arrivano dopo 2 ore, quando arriva all’ospedale gli diagnosticano la “morte cerebrale” (22 articoli sul caso);

- Pietro Folgeri, 44 anni, muore il 31 agosto nel carcere di Bologna. Si sente male in cella, lo portano in infermeria, dove viene “visitato” dagli infermieri, perché il medico non è presente nel reparto. Gli dicono che non è niente e lo rimandano in cella, ma nel tragitto si accascia sul pavimento e perde i sensi. Arriva il medico di turno, che può solo constatarne la morte (4 articoli sul caso).